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    Aprire o no un santuario per animali considerati “da fattoria”

    Saplings growing, illustrating the concept of growing an animal sanctuary

    Ci vuole molto per far crescere un santuario

    Leggi questo articolo in inglese qui!

    Tradotto da un volontario
    Questo articolo è stato tradotto da Beatrice nell’ambito della nostra iniziativa di traduttori volontari. Vuoi aiutarci a tradurre i nostri articoli? Contattaci qui

    Attenzione!
    Questo articolo fa riferimento a risorse, organizzazioni e normative vigenti negli USA, se si legge questo articolo in un altro Paese fare sempre riferimento alle normative locali.

    Introduzione

    Molte persone di buon cuore nel mondo sognano a lungo di riuscire ad aprire un proprio santuario per gli animali considerati “da fattoria” (compresi noi di “The Open Sanctuary Project”); l’idea di prendersi cura di animali che meritano di essere trattati con compassione e rispetto, specialmente di quelle specie alle quali in qualsiasi parte del mondo la compassione è negata, puó scatenare una passione come poche altre negli amanti degli animali. Forse si sono visitati dei santuari in giro per il mondo e si è entrati in sintonia con i residenti del santuario, cominciando cosí a pensare a come poter offrire una vita migliore a tanti individui, o all’impatto che le storie degli animali residenti del santuario hanno sui visitatori, diffondendo un messaggio di compassione, o forse non si è mai visitato un santuario ma comunque aprirne uno sembra la cosa giusta da fare. 

    Prima che si faccia un deposito sull’appezzamento di terreno che si sta adocchiando da un pò, prima che si firmino i documenti per l’adozione di quel maialino panciuto abbandonato alla Humane Society locale, e, prima di presentare la domanda per costituire il santuario no-profit dei propri sogni per animali considerati “da fattoria” , è importante valutare in modo dettagliato cosa voglia dire fondare un santuario per animali considerati “da fattoria”.

    Questa risorsa non vuole scoraggiare nessuno che abbia il desiderio di fondare il proprio santuario, ma vuole fornire una prospettiva focalizzata sulle sfaccettature della vita nel santuario e le difficoltà inaspettate che potrebbero sorgere strada facendo.

    The Open Sanctuary Project ha una serie di linee guida specifiche di quello che secondo noi definisce un santuario per animali considerati “da fattoria”. A questo link si trova la definizione.

    Primo, considera le responsabilitá

    Tempo

    Il tempo è una delle risorse piú preziose della nostra vita, e fondare un santuario per animali considerati “da fattoria” vuol dire impegnarne una gran parte in questa causa. 

    Necessitá quotidiane

    Proprio come qualsiasi animale considerato “da compagnia”, aggiungere un animale al santuario vuol dire assumersi la responsabilitá di prendersene cura ogni giorno, incluso dare loro da mangiare, assicurarsi che l’acqua sia pulita ed abbondante, assicurarsi che non si ammalino o stressino, portare e riportare indietro i residenti dal pascolo e pulire i loro giacigli ogni qualvolta sia necessario. Questi compiti quotidiani relativamente semplici crescono rapidamente quando si pianifica di prendere piiú animali.

    In alcuni santuari fare giri di routine per prendersi cura di tutti gli animali nel modo piú adeguato possibile puó durare anche tutto il giorno, specialmente se non ci sono volontari regolari o persone nello staff che si prendano cura di loro regolarmente, e cosí sará ogni giorno dell’anno. 

    Prospettiva a lungo termine

    Quando si decide di portare un animale al santuario per prendersene cura per il resto della sua vita, bisogna considerare quanto a lungo durerà questo impegno, per esempio bisogna considerare fino a dieci anni per una gallina, vent’anni per una mucca, trent’anni per un cavallo. La maggior parte dei santuari ovviamente vuole prendersi cura di piú di un solo animale e questo aumenta la durata dell’impegno con l’arrivo di ogni nuovo residente. Fondare un santuario vuol dire che ogni animale del quale si decide di volersi prendere cura sarà completamente dipendente per il resto della sua vita dalle cure ricevute al santuario, compreso ricevere un fine vita pacifico. Fino a che il fondatore non lascia l’organizzazione, queste vite saranno una sua responsabilità.

    Risorse finanziarie

    Un santuario per animali  considerati “da fattoria” deve impegnarsi a dare la miglior vita possibile a tutti gli animali residenti, incluso cibo di alta qualità, integratori, vaccinazioni, giacigli, spazi adeguati in cui trascorrere il tempo, e controlli veterinari regolari. 

    Queste responsabilitá sono ancora maggiori per quegli animali provenienti da un allevamento intensivo: basti pensare a quanto sia impegnativo prendersi cura di una cane o un gatto con una condizione medica cronica o un trauma profondo per comprendere meglio quanto possa costare in termini finanziari prendersi cura e gestire dal punto di vista medico i problemi di salute creati dall’uomo su animali considerati “da fattoria”.

    Bisogna inoltre tenere in considerazione costi aggiuntivi associati alla manutenzione di un santuario, per cui bisogna considerare anche:

    • caparra per il terreno e la proprietá;
    • strutture, spazi abitabili, costruzione, recinzioni, restauri e manutenzione;
    • attrezzi, veicoli e loro manutenzione;
    • cibo, giacigli ed integratori per tutti i residenti;
    • costi per acqua, luce e gas;
    • cure mediche veterinarie;
    • stipendi per lo staff e personale vario;
    • costi di gestione, tasse e supporto legale.

    Queste sono solo le basi per mantenere un santuario in attività. Aggiungere un solido programma di educazione e presenza all’interno della comunità, eventi pubblici ed altre espansioni operazionali creeranno ulteriori spese a quelle di gestione di base, non è infatti raro che anche piccoli santuari abbiano budget di spesa di centinaia di dollari ogni anno.

    Il costo personale

    In aggiunta alle preoccupazioni per i residenti e per l’organizzazione generale giá citate, avviare un santuario è, per i fondatori, uno sforzo molto intenso dal punto di vista emotivo e che richiede molto tempo, un impegno a lunghe giornate e notti di lavoro ricevendo scarsi se non addirittura nessun elogio, uno stipendio modesto (se non inesistente), e, almeno inizialmente, nessun giorno di ferie, poiché, se nessun altro puó prendersi cura dei residenti, è il fondatore stesso a doverlo fare quotidianamente. Se si è una di quelle persone che ha bisogno di periodi frequenti di vacanze o di tempo per recuperare, fondare un santuario non è la decisione migliore da prendere. Anche quando il fondatore di un santuario prova a prendersi una pausa non essendo fisicamente presente nel santuario, è molto difficile riuscire a riposare “mentalmente” con tutto il lavoro da fare ed a cui pensare.

    (ATTENZIONE: Nel prossimo paragrafo si parla di autolesionismo e suicidio. Per chi non volesse leggere, si prega di andare direttamente al paragrafo successivo “Prendersi cura delle persone coinvolte nel santuario”)

    Prendersi cura dei residenti, specialmente di quelli con condizioni mediche precarie, può essere estenuante ed emozionalmente doloroso. Molte persone che lavorano a vario titolo con gli animali soffrono intensamente quando un animale muore, soffrono di depressione, affaticamento da compassione ed esaurimento, che potrebbe portare purtroppo anche ad autolesionismo e suicidio. Sfortunatamente non è facile trovare un modo per elaborare delle emozioni così intense, e purtroppo queste situazioni dolorose possono susseguirsi in tempi molto ravvicinati. Chi aspira a fondare un santuario deve essere resiliente e disposto a fare un passo indietro per prendersi cura di sé stesso quando necessario ed avere la forza di riconoscere che fare questo non è segno di debolezza ma un punto fondamentale per essere in grado di fare tutto il necessario per tenere in piedi il santuario a lungo termine.

    Occuparsi delle persone coinvolte

    Di tutte le sfide personali che deve affrontare chi fonda un santuario, ci sono anche quelle che riguardano staff e volontari, poichè si possono avvicendare rapidamente causando un alto numero di ricambi di personale nel santuario, e questo potrebbe portare a situazioni di esaurimento nervoso, visto che il fondatore non solo deve essere in grado di prendersi cura sia degli animali che di sé stesso, ma deve anche essere in grado di fornire un’organizzazione che supporti e si prenda cura di tutti quelli che ci lavorano. Spesso chi ha l’intenzione di fondare un proprio santuario non ha l’esperienza necessaria per la gestione del personale e di tutte quelle situazioni che si possono presentare in aggiunta alle situazioni ordinarie nella gestione di un santuario. Il fondatore di un santuario deve essere disposto ad avere un occhio critico rispetto alle proprie capacità e, se necessario, assumere qualcuno che sappia come gestire lo staff, in quanto questo ruolo da solo è già un lavoro full time di per sé.

    Sotto i riflettori

    A meno che non si stia pianificando di fondare un santuario privato, volente o nolente, si dovrá interagire frequentemente con il pubblico, sia per supporto finanziario per aiutare a diffondere le storie degli animali residenti, sia per riuscire a richiamare quanta piú gente possibile al santuario per mostrare quali siano le difficoltá degli animali considerati “da fattoria”.

    Un’ulteriore comune difficoltá  è la percezione che il pubblico può avere della gestione di un santuario, ma anche i feedback critici da parte di chi non ha il quadro completo della situazione, non capendo quanto lavoro complicato ci sia dietro e quante decisioni dolorose un santuario debba affrontare. Pur trattando gli animali al meglio ed occuparsi dell’organizzazione, ci si potrebbe  comunque ritrovare a ricevere una palese avversione, reazioni negative o addirittura perdere supporto dalla comunità a causa di incomprensioni. Il fondatore deve essere preparato ad essere fermo sulle proprie decisioni e rispondere in modo appropriato alle critiche.

    Non è difficile inoltre che, quando il santuario comincia a diventare sempre piú popolare, ci siano minacce di furti, vandalizzazioni, o addirittura violenza da parte di chi si oppone alla missione ed al messaggio del santuario. È scioccante come certa gente reagisca ad un’organizzazione che fa del suo meglio per salvare gli animali.

    Ubicazione e proprietá sono importantissime

    Coloro che hanno intenzione di fondare un santuario per animali devono impegnarsi a ricercare con cura il luogo in cui sorgerá il santuario. Nonostante si pensi che la cosa migliore sarebbe farlo sorgere vicino a dove si vive, o su un lotto di terreno offerto ad un prezzo conveniente, un acquisto frettoloso senza effettuare prima un’ approfondita ricerca potrebbe portare a dei guai con il passare del tempo. Il fondatore di un santuario deve capire:

    • in quale area far sorgere il santuario (in termini di clima, se in zona rurale o urbana, se ci siano giá molti altri santuari nelle vicinanze)  
    • se comprare o affittare la proprietá
    • se la zonizzazione sia appropriata per il progetto
    • quali caratteristiche dell’eventuale sito funzionino per l’ambiente di un santuario e quali potrebbero diventare problematiche a lungo andare  

    Per maggiori informazioni sui punti precedenti, si puó visitare questo link di risorse che abbiamo messo a disposizione su come scegliere il luogo migliore per il tuo santuario.

    Fondare un santuario vuol dire fondare una no-profit

    Fondare un santuario per animali considerati “da fattoria”, a prescindere che si voglia incorporare formalmente  con il governo o no, richiede la stessa attenzione ai regolamenti di quanta ne richieda qualsiasi no-profit. Prima di procedere materialmente, bisogna pianificare il tutto come se fosse un business, nonostante un santuario per animali considerati “da fattoria” non generi assolutamente alcun profitto. Oltre a studiare tutto su come prendersi cura al meglio degli animali e sui problemi che potrebbero verificarsi in un santuario, il potenziale fondatore di un santuario farebbe bene a studiare anche come gestire al meglio una no-profit ed evitare cosí di dover chiudere, come succede a molti santuari a causa di una gestione non idonea, il che si eviterebbe facendo appunto prima una ricerca approfondita sui problemi piú comuni per una no-profit.

    Fondi

    Da dove arriveranno i fondi per il santuario?  A meno che si riesca ad auto-finanziarsi per sempre (si deve avere per questo una visione realistica delle importanti spese annuali e di quelle inaspettate prima di impegnarsi in un progetto del genere), bisognerá avere a disposizione diverse fonti di finanziamento in modo che, se una di queste dovesse inaspettatamente venir meno, gli animali residenti e l’organizzazione non ne risentano. I santuari hanno bisogno di fondi extra a disposizione per emergenze in modo che se un residente dovesse ammalarsi tutto il resto continuerebbe a funzionare regolarmente. Una raccolta fondi efficiente è complicata, richiede molto tempo e la cosa migliore da fare sarebbe quella di assumere un direttore dello sviluppo che si occupi delle risorse finanziarie nel lungo termine.

    Staff

    È alquanto improbabile per un santuario di funzionare al meglio per molti anni e con un considerevole numero di animali residenti senza dover aggiungere personale. Tra il doversi prendere cura di tutti i residenti tutti i giorni, la manutenzione, l’aumento della presenza nel pubblico per ricevere sostegno, gestire i volontari, compiti amministrativi e la contabilitá legalmente obbligatoria, c’è semplicemente troppo di cui doversi occupare per una persona sola – il fondatore – riuscendo allo stesso tempo a non compromettere alcuni aspetti della gestione dell’organizzazione o la qualitá di vita dei residenti. Se una persona da sola crede di poter fare tutto il necessario per il santuario, questo modo di vedere le cose non aiuterá i residenti. Se poi il fondatore è anche il direttore esecutivo del santuario, dovrà essere in grado di sapere come gestire una squadra di lavoro ed assolvere a tutte le funzioni delle risorse umane che spettano ad un direttore esecutivo, oltre a tutti gli altri compiti necessari nel santuario. Fallire nel dare alla propria squadra di lavoro un buon livello di organizzazione risulta spesso in un ricambio frequente ed in una scarsa efficacia della squadra di lavoro di un santuario. 

    Per saperne di piú vai a questo link su un’introduzione alle risorse sulle varie posizioni all’interno di una squadra di un santuario per animali considerati “da fattoria”.

    Norme

    Se si incorpora il santuario (che ha benefici significativi per fare raccolte fondi e per quanto riguarda le tasse negli USA), bisognerá stare attenti a tutte le norme che riguardano gli animali di cui ci si vuole prendere cura da dover prendere in considerazione, dal “Fair Labor Standards Act” all’ “Americans With Disabilities Act”, dall’”Operational Safety Hazards Act” a tutte le regolamentazione dell’USDA. Ovviamente ogni Paese ha le proprie regolamentazioni da rispettare che non possono non essere rispettate perché sembrano troppo difficili o complicate da seguire se non si vuole incorrere in multe salate o addirittura nella minaccia concreta di mettere a repentaglio la longevità del santuario. Ai seguenti link si trovano le nostre risorse sull’ADA e sull’OSHA.

    Avvicendamento programmato

    Parte di una gestione responsabile include avere un piano per quando non si potrá piú far parte dell’organizzazione che si è creata. La missione di una no-profit comincia a soffrire se il fondatore rifiuta di lasciare, a scapito dello sviluppo dell’organizzazione. Quando si crea un santuario bisogna già avere un’idea di quando si ha intenzione di lasciare, come si configurerá questa transizione, e, in caso, quale ruolo nel santuario si vorrebbe avere dopo che si è lasciato.Anche se non si ha intenzione di lasciare per molti anni ancora, o se non si avesse intenzione di incorporare il santuario come no-profit, è fondamentale avere un piano di successione nel caso in cui il fondatore non sia piú disponibile improvvisamente per qualsiasi motivo, e sarebbe irresponsabile nei confronti degli animali residenti non averlo. A questo link si trova la nostra risorsa sul piano di successione.

    Gli animali considerati “da fattoria” hanno bisogni unici

    Nonostante sembri abbastanza facile prendersi cura degli animali considerati “da fattoria” basandosi sulle informazioni disponibili su internet, prendersene cura per tutta la vita nel modo migliore e con compassione è molto complicato e potrebbe essere una scienza inesatta. Ogni specie ha i propri bisogni, come lo spazio vivibile necessario, la nutrizione, la socializzazione, e la salute fisica, e il fondatore di un santuario deve prendere tutto questo in considerazione prima di portarli al santuario, o almeno assumere qualcuno che abbia esperienza in questo tipo di cure. Molte pratiche agricole standard per gli animali da fattoria sono compiute per il solo profitto degli esseri umani, non degli animali, ed è quindi importante che tutte le informazioni siano verificate con le risorse di un santuario. È inaccettabile impegnarsi verso degli animali dei quali non si abbiano le necessarie conoscenze. 

    A “The Open Sanctuary Project”, inaccettabile vuol dire che non condoniamo (o condoniamo trascurandola) una certa pratica, standard o regola. Si puó trovare una spiegazione piú dettagliata a questo link.

    Trovare un veterinario

    È spesso difficile trovare assistenza veterinaria adeguata per tutti i residenti del santuario, considerando che molti veterinari per grandi animali o per volatili non hanno un’appropriata formazione per poter curare tutti i residenti di un santuario, per questo è importante informarsi a proposito prima di fondare un santuario. A questo link si trova la nostra risorsa su come trovare adeguata assistenza veterinaria.

    Prendersi cura di chi non ne ha mai avuta 

    Molte specie di animali considerati “da fattoria” sono state modificate nel corso delle generazioni per massimizzare il profitto dell’uomo a scapito della fisiologia e del comfort degli animali. Galline cornish cross, tacchini bianchi broad-breasted e maiali allevati industrialmente, oltre a molte altre specie, devono affrontare significativi problemi di salute e malattie sconcertanti che sono molto difficili da sconfiggere, e, ancora peggio, molti veterinari non hanno ancora esperienza con queste razze in quanto l’aspettativa di vita dell’industria per questi animali è molto breve. Impegnarsi nel volersi prendere cura di questi animali vuol dire impegnarsi per l’inaspettato, l’incertezza, spesso per trattamenti veterinari rivoluzionari e sfortunatamente un costo elevato per la cura a vita di questi animali.

    Ogni residente è un individuo a sè

    Bisogna tenere a mente che i residenti di cui si è deciso di prendersi cura sono individui, il chè  ha delle implicazioni. È difficile sapere a priori come sarà la personalità di un residente, specialmente quando si tratta di animali precedentemente maltrattati o trascurati, ma bisogna essere pronti ad accettarli per come arrivano. Potrebbe essere emozionalmente faticoso prendersi cura di residenti che sono completamente ostili o evitanti verso gli umani, ma questo fa parte del carico di responsabilità quando si decide di prendersi cura di questi animali. Se un residente non riesce ad andare d’accordo con qualche altro residente, bisogna riuscire a trovare un modo per far vivere tutti a proprio agio, che potrebbe voler dire dividere un gregge o avere pascoli separati, senza trascurare nessun residente nel fare ciò. Non si può dare per scontato che tutti vadano d’accordo per sempre, ed è inaccettabile avere degli animali che ne bullizzano altri. Potrebbe anche succedere che un giorno residenti che sono sempre andati d’accordo all’improvviso smettano, e bisogna essere in grado di gestire anche queste situazioni al meglio per il benessere fisico e mentale di ogni residente. 

    Capire le proprie limitazioni

    Un santuario deve comprendere quale sia la propria capacitá massima per riuscire a prendersi cura in modo responsabile di tutti i residenti e attenersi al limite di questa capacitá, altrimenti una delle conseguenze piú probabili è la chiusura del santuario, e, se non si vuole rispettare questa “regola”, meglio riconsiderare se aprire o no un santuario, poiché questa è una delle situazioni emozionalmente piú difficili nella gestione di un santuario, e i residenti possono contare solo sulla capacitá del fondatore di avere risorse necessarie per riuscire a prendersi cura di loro in qualsiasi momento. Per riuscire a rispettare al meglio questo sarebbe opportuno creare una regola su come e quanti animali salvare prima di aprire il santuario. A  questo link si può trovare la nostra risorsa su come determinare la capacitá massima che permetta di prendersi cura al meglio dei propri residenti. 

    Pianificare l’inaspettato

    Se si sta per fondare un santuario, una delle cose piú difficili da fare è quella di avere piani di emergenza prima che qualcosa accada: cosa fare in caso d’incendio? Di un tornado? Di un’inondazione? Se il responsabile delle cure agli animali non dovesse presentarsi piú a lavoro? Se si dovesse avere la necessità di allontanare tutti i residenti dal santuario all’improvviso il prima possibile? Essere responsabili di un santuario vuol dire anche essere in grado di agire tempestivamente e al meglio in situazioni inaspettate come queste. A questo link c’è la nostra risorsa su come creare una policy efficace per situazioni d’emergenza.

    Essere realistici riguardo le conseguenze

    Purtroppo ogni anno molti santuari per animali “da fattoria” in tutto il mondo devono chiudere a causa della mancanza di risorse, disorganizzazione da parte dei responsabili, o per non aver aderito a norme legali. Quando i santuari chiudono, i residenti purtroppo si ritrovano in situazioni come quelle in cui si trovavano prima di entrare nel santuario se non peggio, poiché possono essere mandati a vivere di nuovo nei luoghi in cui venivano sfruttati o addirittura alle aste per essere macellati. Fortunatamente, molti  santuari riescono a far andare i propri animali in altri santuari o microsantuari, il che comunque potrebbe essere molto gravoso per organizzazioni che hanno già pochi fondi e capienza già al massimo. Spesso poi questi animali spostati in altri santuari sono poi separati dalle proprie famiglie e compagni del gregge in cui si trovavano da tanto tempo, e questo provoca ulteriori traumi.

    Se si vuole fondare un santuario bisogna essere realistici riguardo cosa voglia effettivamente dire trovarsi a dover chiudere ed essere preparati a fare qualsiasi cosa per tenere in salvo i propri residenti.

    Non esiste un modello organizzativo 

    Nonostante esistano molti santuari per animali considerati “da fattoria”, non c’è una guida unica da seguire (anche se “The Open Sanctuary Project” offre molte risorse per aiutare i santuari durante tutto il percorso). A causa delle complesse variabili in gioco per ogni santuario (incluse ubicazione, specie dei residenti, numero dei residenti, vicinanza ad altri santuari, leggi locali, disponibilitá di fondi ecc…), non è fattibile osservare un solo santuario e cercare di riprodurne pratiche e policy, ma si potrebbe comunque fare molto volontariato in altri santuari per capire quale sia l’organizzazione migliore da seguire se si volesse fondare un proprio santuario. Infine, chi decide di fondare un santuario deve avere la forza di dover prendere decisioni improvvise e faticose, molto spesso difficili, per poter garantire la miglior gestione del santuario e della cura degli animali.

    Alternative alla fondazione di un santuario per animali considerati “da fattoria”

    Invece di lanciarsi direttamente nel fondare un proprio santuario, con tutte le responsabilità  che questo comporta, si puó essere coinvolti per esempio in un santuario locale per comprendere meglio cosa voglia dire fondarne uno, o addirittura cambiare idea sull’intenzione di fondarne uno proprio:

    Fare volontariato o lavorare in un santuario che giá esiste

    Ci sono molti santuari per animali considerati “da fattoria” nel mondo, e molto probabilmente ne esiste uno non lontano da chi vorrebbe fondarne uno proprio. Raccomandiamo fortemente a chiunque sia interessato a fondarne uno che si passi del tempo in altri santuari già esistenti come volontario, stagista o impiegato, per almeno un anno se non piú, in quanto questo aiuterá a capire il tipo di lavoro e di situazioni problematiche che possono avvenire regolarmente in un santuario, e comprendere il tipo di policy e decisioni che si dovranno prendere in considerazione quando si decide di fondarne uno. Spesso le persone al di fuori del santuario non sono a conoscenza delle attività di routine in un santuario e delle difficili situazioni che si verificano in un santuario, per cui visitarne semplicemente uno o due non può fornire il quadro completo del complesso lavoro quotidiano di un santuario. Quando si fa volontariato bisogna cercare di occuparsi di più di una sola attività e parlare con chi ha più esperienza chiedendo non solo della parte positiva ma anche di quella negativa e difficile della loro esperienza. 

    Si potrebbe trovare soddisfacente già il solo fare volontariato, lavorare part time, o essere parte del consiglio di amministrazione, senza sentire il bisogno di aprirne uno proprio. Molti santuari apprezzerebbero enormemente avere nella propria squadra persone compassionevoli e scrupolose.

    Prendere in considerazione la fondazione di un microsantuario 

    Invece di fondare un santuario che si prenda cura di molti animali, si può prendere in considerazione l’idea di occuparsi di meno animali in un microsantuario. I microsantuari rappresentano un modo molto importante di prendersi cura di animali bisognosi e richiedono risorse significativamente minori rispetto a quelle di un santuario piú grande. Inoltre i microsantuari possono offrire modelli di cure compassionevoli nella propria comunità in aree che non hanno grandi santuari nelle vicinanze. Una gallina che vive felice in un quartiere del paese può toccare subito il cuore delle persone della zona molto piú di quanto possa farlo un grande santuario che si trovi a molti chilometri di distanza. 

    Ancora intenzionati ad aprire il proprio santuario per animali considerati “da fattoria”?

    Se si sono presi in considerazione tutti i fattori elencati fin qui e si è ancora intenzionati a fondare un proprio santuario, noi di The Open Sanctuary Project possiamo aiutare. Fondare un santuario comporta molte sfide, giorni duri, dubbi senza risposte adatte e molti ostacoli inaspettati di cui non si ha idea, ma che, per chi ne avrá le capacità, risulterá in un lavoro molto gratificante.

    Continuate a visitare il nostro sito per utilizzare le nostre risorse e chiederci qualsiasi cosa riguardo i santuari. Per cominciare potete controllare il nostro sito principale con tutte le risorse delle nostre guide a questo link.  

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